mercoledì 12 aprile 2017

BILANCIO COMUNALE? NON BASTANO I NUMERI, MA …..

Lo scorso lunedì, 10 aprile 2017,  si è tenuto il Consiglio Comunale!
Il primo punto in discussione è stato la “PRESENTAZIONE DEL BILANCIO DI PREVISIONE TRIENNALE EE.FF. 2017/2019 E DEL DOCUMENTO UNICO DI PROGRAMMAZIONE. (DISCUSSIONE APERTA AL PUBBLICO)”.  
La discussione del primo punto è aperta al pubblico. “(DISCUSSIONE APERTA AL PUBBLICO)” ? Quale è il significato che l’Amministrazione comunale vuole dare a queste quattro parole? Quale è il risultato che si vuole ottenere?
La proposta di bilancio di previsione dovrebbe dapprima essere presentata ai consiglieri comunali e in seguito, dopo aver svolte le varie iniziative per informare e coinvolgere i cittadini, collegialmente discussa in Consiglio per la deliberazione definitiva, una buona prassi sarebbe farlo entro il 31 dicembre.
Ho scritto di un precedente Consiglio Comunale di qualche anno fa: «Al Consiglio Comunale, convocato in maniera del tutto dilettantesca, hanno assistito solamente DUE cittadini; forse uno sforzo preliminare, per pubblicizzare l’evento, avrebbe dato un risultato migliore». Questa volta, i presenti nell’aula Consiliare, forse erano ventiDUE (contando anche i Consiglieri).
Poco o nulla è cambiato dalle presentazioni del Bilancio di previsione degli scorsi anni; … forse le slides, sicuramente utili quando si parla di numeri.
La quasi assenza dei cittadini, ad assistere (in questo caso poteva anche intervenire) continua ad essere la costante di tutti i Consigli Comunali!
Tre sono, a mio parere i principali i motivi di questi risultati sono stati assolutamente insoddisfacenti:
ü  La mancanza di volontà delle Amministrazioni comunali, fin’ora succedutesi, ha cercare la partecipazione di un numero sempre maggiore di cittadini alle sedute dei Consigli Comunali.
ü  La scarsa ed insufficiente pubblicità, un post sul sito web e quattro manifesti su muri e bacheche, forse sono inadatti ed insufficienti a stimolare la partecipazione dei cittadini.
ü   Non è abituale per l’Amministrazione attivare percorsi di partecipazione dei cittadini alle decisioni inerenti gli interventi pubblici che si realizza attraverso incontri finalizzati alla conoscenza del Bilancio dell’Ente pubblico e delle Opere Pubbliche da realizzare.

Occorre anche segnalare, sempre in tema di formazione, elaborazione e presentazione del Bilancio di previsione,  la mancanza di una visione più aperta ed attenta al nuovo che avanza e si afferma come  una buona pratica.
Non solo i freddi ed avvolte cripti numeri per spiegare un bilancio, ma anche la Presentazione dettagliata, costi e benefici, delle opere che si intendono realizzare, dando magari ai cittadini la responsabilità  di determinarne le priorità e di fare nuove proposte, può essere la via per un coinvolgimento dei cittadini. Sono molteplici le opzioni alternative ad un semplice bilancio di previsione; alcuni sono:
ü  BILANCIO DI GENERE (Nota 1)  è un’analisi che consente la rilettura dei bilanci degli enti pubblici in una prospettiva di genere.
ü  BILANCIO SOCIALE (Nota 2) è lo strumento più indicato per dare visibilità alle domande ed alla necessità di informazione e trasparenza del proprio pubblico di riferimento.
ü  BILANCIO AMBIENTALE (Nota 3)  è un documento con cui gli organi di governo di un Ente pubblico o rende conto relativamente al proprio impegno per l’ambiente e alle ricadute sullo stesso delle proprie attività.
ü  BILANCIO PARTECIPATIVO (Nota 4) significa realizzare la formazione del bilancio con la partecipazione diretta dei cittadini

Due proposte concrete per avviare un percorso più informato e partecipato al Bilancio di previsione pluriennale.
1.       Istituzione della COMMISSIONE CONSILIARE BILANCIO E TRIBUTI. È fuor di dubbio che il Bilancio di previsione triennale è lo strumento “Principe” dell’Amministrazione comunale e come tale merita una maggiore attenzione. Il Comune di Origgio si è dotato di due Commissioni (Comm. Istituzionale  e Comm. Assetto del territorio) non si capisce perché il tema delle Finanze, del Bilancio comunale non deve vedere nessun passaggio preliminare in Commissione. Istituire quindi una COMMISSIONE CONSILIARE BILANCIO E TRIBUTI sarebbe senz’altro utile.
ü  La Commissione Consiliare permanente avrà poteri referenti, consultivi e di controllo in ordine agli atti generali ed alle materie di competenza del Consiglio.  La Giunta avrà l’obbligo di sottoporre all’esame della Commissione Consiliare, prima della discussione ed approvazione in Consiglio Comunale, le proposte di regolamento di contabilità e le relative modifiche, gli atti di programmazione, il bilancio preventivo e consuntivo, nel rispetto dei termini previsti dal regolamento di contabilità.
ü  La Commissione Consiliare Bilancio e Tributi avrà il compito di avviare un percorso e la gestione di parte del Bilancio comunale con il coinvolgimento dei cittadini. L’obiettivo è realizzare la formazione del bilancio preventivo con il metodo comunemente chiamato Bilancio Partecipativo che richiede la partecipazione diretta dei cittadini alla redazione di specifici capitoli di spesa, nei limiti di quanto, appositamente, stanziato dall’Amministrazione pubblica.
Un bilancio che si forma sulla base di una larga consultazione dei cittadini ha la funzione di:
·         Assicurare consenso agli amministratori;
·         Garantire la risposta a bisogni e risolvere problematiche particolarmente sentite con la priorità necessaria.

2.       Numero supplementare del giornale:”Origgio – Periodo di vita cittadina e dell’Amministrazione Comunale. Il fine sarà soprattutto quello di presentare, in maniera chiare e sintetica, ad un largo numero di cittadino il Bilancio di previsione triennale e invitarli alle riunioni pubbliche. Il risultato sarà sicuramente positivo con un incremento di presenze e di partecipazione dei cittadini.
ü  In occasione della formazione del bilancio preventivo stampare un numero supplementare del giornale “Origgio” dedicato specificatamente alla presentazione sintetica delle ENTRATE, delle USCITE e del PROGRAMMA DI OPERE PUBBLICHE.
ü  Il numero speciale del giornale avrà una diffusione non capillare a tutti i capifamiglia, ma reso disponibile in alcuni luoghi pubblici: Edicole, Bar, Associazioni, etc.
ü  Distribuito ai cittadini presenti alla “PRESENTAZIONE DEL BILANCIO DI PREVISIONE TRIENNALE EE.FF. 2017/2019 E DEL DOCUMENTO UNICO DI PROGRAMMAZIONE. (DISCUSSIONE APERTA AL PUBBLICO)”.
ü  I cittadini presenti alle riunioni saranno sicuramente più preparati per porre domande di chiarimento, ma anche per fare proposte con cognizione.

Responsabilità, Trasparenza e Partecipazione dei cittadini: sono i buoni requisiti che un’Amministrazione attenta deve poter vantare. Perché grazie alla partecipazione, i cittadini possono stabilire la qualità dei servizi pubblici locali. Al contrario, non di rado le decisioni delle Amministrazioni rischiano di non essere ben accolte dai cittadini, di provocare conflittualità e rallentamenti nella fase delle scelte o nella realizzazione delle opere.
Molte sono le Amministrazioni Comunali che hanno coinvolto con una informazione puntuale i cittadini e diventano sempre più quei Comuni che vedono nella partecipazione dei cittadini nella formazione del bilancio, uno strumento di trasparenza e democrazia.
Avviare processi di decisione partecipata che siano strutturati secondo metodologie ben definite, permette di instaurare un rapporto più collaborativo tra l’Amministrazione pubblica ed i cittadini.
Costruire e condividere le scelte sulle politiche pubbliche con coloro che, insieme all’Amministrazione, vivono quotidianamente il territorio – le associazioni e i cittadini – sembra poter essere la risposta per superare questa difficoltà.
La stessa Amministrazione, ascoltando direttamente dai cittadini le loro priorità, può acquisire un ampio patrimonio di conoscenze, maggiormente corrispondente alle esigenze reali della popolazione e quindi affrontare al meglio la gestione del territorio in tutta la sua complessità.


NOTE dal web:

1.       BILANCIO DI GENERE. Il bilancio di genere è un’analisi che consente la rilettura dei bilanci degli enti pubblici in una prospettiva di genere. Ciò significa tenere conto delle differenze tra uomini e donne all’interno di un determinato contesto socioculturale, assumendo che i due generi ricoprono ruoli e responsabilità diversi, e che quello femminile sopporta una condizione di svantaggio soprattutto in funzione dei molteplici ruoli (moglie, madre, lavoratrice) e degli obblighi che tradizionalmente gli sono ascritti (i compiti di cura). È quindi necessario perequare le risorse in base al principio di pari opportunità per tutti in tutti gli ambiti della vita. L’assenza di una prospettiva di genere, influisce sulla distribuzione delle risorse sia direttamente (ad es. nell’accesso all’istruzione o alle professioni meglio retribuite), sia indirettamente (ad es. sulla percezione del sé e sulla capacità delle donne di accedere a determinate risorse): è necessario quindi indirizzare la spesa pubblica a sostegno di interventi che permettano alle donne di sviluppare pienamente le proprie capacità in ambito familiare, professionale e sociale, senza essere costrette a sceglierne uno a discapito degli altri. Il bilancio di genere contribuisce alla costruzione di un’agenda politica consapevole di una diversa ripartizione delle risorse tra uomini e donne. Esso diviene uno strumento di rendicontazione e di riprogrammazione della spesa pubblica, in cui i capitoli di bilancio vengono riclassificati allo scopo di ristabilire le condizioni di uguaglianza delle opportunità, compensando le mancanze del sistema: le politiche pubbliche adottate a tutti i livelli politico-istituzionali, infatti, impattano diversamente su uomini e donne, che, come detto, rivestono ruoli diversi e sono portatori di esigenze differenti. Nello specifico, il bilancio di genere è utile per identificare tutte quelle dimensioni in cui sia possibile rilevare l’impegno delle amministrazioni per il miglioramento della qualità della vita della cittadinanza, al fine di valutare l’impatto di genere degli interventi adottati e da adottare. L’analisi di bilancio, e la conseguente riclassificazione in ottica di genere dei centri di costo, obbliga l’ente a porre particolare attenzione alla promozione della prospettiva di genere, a indirizzare la spesa pubblica su politiche di bilancio che riducano le disuguaglianze tra uomo e donna, a elaborare indicatori utili a misurare gli obiettivi per una equa distribuzione delle risorse e la promozione delle pari opportunità.

2.       BILANCIO SOCIALE. Lo strumento più indicato per dare visibilità alle domande ed alla necessità di informazione e trasparenza del proprio pubblico di riferimento, è il Bilancio Sociale. Il Bilancio Sociale è uno strumento straordinario, rappresenta infatti la certificazione di un profilo etico, l'elemento che legittima il ruolo di un soggetto, non solo in termini strutturali ma soprattutto morali, agli occhi della comunità di riferimento, un momento per enfatizzare il proprio legame con il territorio, un'occasione per affermare il concetto di impresa come buon cittadino, cioè un soggetto economico che perseguendo il proprio interesse prevalente contribuisce a migliorare la qualità della vita dei membri della società in cui è inserito. La missione aziendale e la sua condivisione sono elementi importanti per ottenere il consenso della clientela, del proprio personale, dell'opinione pubblico. 
Il Bilancio Sociale sta a quello tradizionale come gli indicatori di qualità della vita stanno al Prodotto Interno Lordo di un Paese,
ha la funzione di descrivere il più analiticamente possibile le ragioni per cui si sostengono o si sono sostenuti determinati costi. Non esiste infatti una utilità globale ma una serie di utilità, ognuna per ogni pubblico di riferimento.
Il Bilancio Sociale diviene pertanto la somma di una serie di bilanci, unificati per il fatto che l’ente è uno ed è l’unico soggetto in grado di compierne una sintesi. 
Il Bilancio Sociale è un importantissimo strumento di comunicazione, un mezzo fondamentale per svolgere un’attività di relazioni pubbliche, per migliorare le nostre relazioni sociali. L’obiettivo che ci si pone è quello di rafforzare la percezione pubblica dell’importanza delle nostre azioni, di dare maggiore visibilità all’attività svolta, in modo da accrescere quindi la propria legittimazione nella comunità locale di riferimento e il consenso a livello sociale. 

3.       BILANCIO AMBIENTALE. Nell’accezione ristretta del termine, il bilancio ambientale è un documento con cui gli organi di governo di una organizzazione (Ente pubblico o azienda) rendono conto relativamente al proprio impegno per l’ambiente e alle ricadute sullo stesso delle proprie attività. Attraverso tale documento l’organizzazione non solo descrive, e rende pubbliche, le proprie politiche per l’ambiente, le azioni messe in campo e gli aspetti finanziari connessi, ma anche analizza e documenta, attraverso dati e statistiche, gli impatti diretti e indiretti sull’ambiente di tutte le sue politiche. Gli obiettivi sono due: comunicare e rendicontare all’esterno per elevare il livello di trasparenza, inserire la variabile ambiente in modo trasversale e strategico all’interno del proprio processo di pianificazione, e in tal senso con esso si vuole introdurre la logica della «sostenibilità dello sviluppo». La contabilità ambientale Il bilancio ambientale è uno strumento di rendicontazione della contabilità ambientale, attaverso la quale si rilevano, organizzano, gestiscono e comunicano informazioni e dati ambientali, esprimendoli in unità fisiche e monetarie. La contabilità ambientale nasce sulla scia delle esperienze dei bilanci sociali e, quindi, dalla necessità crescente, per le organizzazioni sia pubbliche che private, di mettere a punto sistemi di rendicontazione non solo economici-finanziari ma anche di tipo sociale e ambientale in grado di quantificare l’impatto complessivo delle proprie attività sulla società civile e sull’ambiente territorio. Da tempo, infatti, è ampiamente riconosciuta l’insufficienza degli strumenti contabili tradizionali nel gestire situazioni problematiche dal punto di vista ambientale e sociale a causa della loro incapacità di leggere il livello e le variazioni di benessere complessivo di un determinato territorio o sistema locale.

4.       BILANCIO PARTECIPATIVO. Percorso per la partecipazione dei  cittadini e alla formazione del bilancio.  Di regola il bilancio partecipativo si articola nelle seguenti quattro fasi :
a.       La preparazione Si organizzano incontri con i rappresentanti delle associazioni, dei Consigli di quartiere, dei partiti e della società civile in generale per definire le linee guida del percorso, le modalità di svolgimento, la parte del bilancio comunale soggetto al metodo partecipativo. Questa commissione dovrà stabilire: iter cronologico, modo di far conoscere il percorso, tipo di proposte ammesse, svolgimento delle assemblee civiche, modalità di votazione delle proposte, criteri di valutazione delle proposte, obblighi e doveri dell‘amministrazione comunale durante questo processo. In questa fase occorre definire precisamente ruoli e compiti sia del Comune (tecnici, politici) sia dei cittadini (e loro delegati).
b.      La partecipazione in senso stretto Di regola vengono attuati i seguenti passaggi: • convocazione del primo giro di assemblee e consultazioni, illustrazione del bilancio e dei progetti, discussione dei criteri di priorità; • raccolta delle proposte dei cittadini, formazione di gruppi di lavoro per approfondimenti assistiti da tecnici comunali; • valutazione della fattibilità delle proposte dal punto di vista tecnico e finanziario; • nuovo giro di assemblee e consultazioni per discutere e votare i progetti; • l‘elenco delle scelte dei cittadini viene inoltrato alle istituzioni del Comune.
c.        L‘applicazione Il bilancio partecipativo, scaturito dall‘integrazione delle proposte dei cittadini e dalla matrice del bilancio di previsione generale, viene deliberato dal Consiglio comunale e nell‘anno successivo attuato sotto la responsabilità della Giunta comunale. I cittadini ed eventuali loro delegati („Consiglio del bilancio partecipativo“) hanno il diritto all‘informazione sullo stato di avanzamento dei progetti e dei lavori.

d.      Rendicontazione e controllo Questa fase segue a conclusione dell‘anno esercizio oggetto del bilancio partecipativo. In questa fase i cittadini vanno informati sui risultati dei progetti e sulle misure da essi proposte. Il sindaco e la Giunta sono obbligati a render conto in vari modi predefiniti. In uno stadio più avanzato del bilancio partecipativo con una cittadinanza già esperta, i cittadini probabilmente si incontreranno già prima delle fasi 1 e 2 ufficiali per riunioni informali per coordinarsi e discutere le loro idee. I consiglieri comunali potranno naturalmente essere confrontati in ogni momento con tali proposte, anche all‘esterno del bilancio partecipativo.

lunedì 13 febbraio 2017

Appunti e considerazioni, dopo la Riunione sulla viabilità dell’1 e 7 febbraio 2017.

Le due riunioni dell’1 e 7 febbraio, della Commissione assetto del territorio, aperta al contributo dei cittadini, sono state certamente positive. Si sono fatti alcuni piccoli passi in avanti; il progetto complessivo presentato inizialmente era incomprensibile e di difficile rielaborazione!
Le cinque ipotesi di modifica della viabilità, proposte dall'amministrazione, sono servite per mettere un minimo di concretezza alla discussione!
… ma, siamo ancora in una fase introduttiva e non si vede come e quando arrivare alla fase decisionale! Occorre fare delle scelte e indicare le priorità! 
Premesso che, sia per i costi da sostenere, sia per la complessità del problema, occorre dare priorità alle cose semplici e di facile attuazione, rimandando ad una seconda fase progetti più ambiziosi.
Il punto di partenza è attuare alcune misure per rendere la mobilità, nelle vie del centro urbano, più sicura per tutti gli utenti, adottando le misura necessarie a ridurre il pericolo d’incidente.
Rendere la via Dante percorribile in un solo senso di marcia e limitare la velocità a 30 Km/h, sembra diventato un punto fermo e irrinunciabile di molti ragionamenti.
Occorre dare attuazione a questo Progetto, senza stravolgere tutta la circolazione nel paese e con la dovuta cautela; pianificando la tempistica e valutando i costi e i benefici.
Il Progetto può essere suddiviso in due o più fasi.
  • La prima fase, quella sperimentale, deve limitarsi a verificare l’impatto che l’attuazione del senso unico produrrà sulla circolazione nel paese. In questa fase i costi saranno contenuti e limitati al minimo indispensabile: segnaletica orizzontale e verticale, etc. senza realizzare opere strutturali e costosi quali rotatorie, attraversamenti pedonali rialzati, dossi o dislivelli altimetrico.
  • La seconda fase, quella del varo del Progetto definitivo e programmazione di opere di riqualificazione.
La prossima riunione della Commissione comunale, la terza del 16 febbraio 2017, aperta al contributo dei cittadini presenti, è auspicabile che si chiuda con una proposta concreta e di sintesi della discussione fatta dall’Amministrazione comunale che indichi quale ipotesi, delle cinque proposte, portare avanti.     
L'ipotesi 3 pare la più razionale e semplice per iniziare la fase sperimentale; l’ipotesi 2 sembra avere qualche criticità in più. Sicuramente l’ipotesi 1 è la più onerosa con benefici sulla circolazione quasi nulli; opere di questo tipo sarebbero meglio valutarle ed eventualmente attuarle dopo aver sperimentato le modifiche alla viabilità. Le ipotesi 4 e 5 saranno eventualmente valutate dopo aver completato la fase sperimentale (prima fase) dell’ipotesi 3 o la 2.

Il centro abitato di Origgio sicuramente non è dotato di strade con ampie carreggiate, ridurre il limite di velocità a 30 Km/h è quasi fisiologico. Solamente la cintura di strade intorno all’abitato, su dove quasi tutto il traffico di trasferimento dovrebbe passare, il limite di 50 Km/h potrebbe rimanere adottando quelle precauzioni e raccomandazioni per garantire la mobilita di tutti in sicurezza.
Dare attuazione a questo Progetto ci permette anche di accogliere le indicazioni e dare seguito:         

  • Alle raccomandazioni dall’Unione Europea che rivolge alle autorità competenti per introdurre una velocità massima di 30 km/h per le zone residenziali e per tutte le strade urbane a una sola corsia, che non dispongono di pista ciclabile separata, al fine di proteggere meglio tutti gli utenti della strada.
  • Al protocollo firmato da ANCI e Regioni che per contenere l’inquinamento consiglia di ridurre la velocità di 20 Km/h
  • Anche la Regione Lombardia si è dotata di un suo “Protocollo Aria” (a cui il Comune di Origgio non ha aderito) http://www.l15.regione.lombardia.it/#/protocollo-aria che, in tema di mobilità e per contribuire a migliorare la qualità dell’aria, invita alla responsabilità individuale per l’adozione di comportamenti virtuosi e scelte consapevoli, suggerisce misure concrete che le Istituzioni dovrebbero perseguire. Le raccomandazioni  più significative in tema di mobilità si riassumono:
Ø       scelta di una mobilità pubblica e collettiva alternativa alla mobilità privata per quanto possibile;
Ø       guida ecologica (basse velocità e regime costante per quanto possibile) e manutenzione del mezzo comportano risparmio carburante ed emissioni ridotte;
Ø       per nuovi veicoli, privilegiare la classe emissiva Euro 6 e alimentazioni alternative al diesel; per i ciclomotori e motocicli, privilegiare quelli a 4 tempi rispetto ai due tempi.
·    Inoltre per partecipare al bando del Ministero dell’Ambiente “Programma sperimentale nazionale di mobilità casa-scuola e casa lavoro” (il Comune di Origgio con delibera n° 120 del 23 dicembre 2016 ha aderito al Progetto intercomunale), l’introduzione di una velocità massima di 30 km/h per le zone residenziali è indicato tra i possibili progetti.
·         Anche il PGT del comune di Origgio – Valutazione Ambientale Strategica del Documento di Piano – Rapporto ambientale. Al capitolo 3.2.6. Infrastrutture di trasporto; per migliorare la viabilità prevede: “il ricorso a zone di moderazione/limitazione del traffico ….”

I sensi unici contrapposti, in via L. Da Vinci e via Ottolini, sono di facile e immediata realizzazione ed economicamente non onerose; altro discorso è la loro totale riqualificazione. Anche i dossi o variazioni altimetriche sono discutibili, penalizzano quasitutti, (trasporto pubblico, mezzi di soccorso, etc.) tranne chi non rispetta comunque il codice della strada e anche alla presenza di questi "dossi" sfrecciano a tutta velocità. 
Nelle vie secondarie il problema principale è la sosta dell’auto senza controlli e in maniera casuale, occorre fare ordine e segnare quanti più stalli di sosta siano possibili e vigilare e sanzionare le soste vietate. 

Errore da evitare assolutamente è quello di istituire dei sensi unici che agevolino il convogliamento del traffico di transito anche in quelle strade secondarie.

martedì 27 settembre 2016

DIAMO UN SENSO ALLA VIA DANTE_160927

Ci sono volute due riunioni della Commissione assetto del territorio, per capire che la discussione e le valutazioni sul Piano Urbano del Traffico andavano organizzate in altro modo. Questo non significa che si sia perso tempo o non sia stata utile, anzi! Io penso che sia possibile finalmente avviare un percorso, certamente non breve, ma che porterà a rivedere la viabilità di Origgio, rendendola più sicura e sostenibile.
Finalmente nella riunione di ieri sera, lunedì 26 settembre, l'amministrazione comunale per voce del Sindaco ha proposto e rinviato il tutto per riprendere i lavori una volta pronti dei progetti particolareggiati e specifici.
Sbagliato è stato presentare due progetti complessivi che sconvolgevano la viabilità del paese e che senza dubbio avrebbe creato molti disagi e ricevuto critiche da quasi tutti gli origgesi.
Senza dubbio migliore è la strada scelta ieri ed affrontare il tema con un Piano d'interventi e priorità suddiviso in più parti, per la progettazione della nuova viabilità.

Un modo per procedere potrebbe essere:
  1. Al primo punto metterei l'introduzione del limite dei 30 km/h su tutte le strade interne all'abitato, compreso via per Cantalupo e la via cascina Muschiona! 
  2. Studio e realizzazione di un nuovo percorso dei mezzi pubblici, (via circonvallazione, via Visconti).
  3. Senso unico in via Dante da largo Croce a via G.B.Lombardi, (questa è la soluzione ipotizzata dall'Amministrazione, vicesindaco nella riunione del 19). Valutare se non sia meglio la via Piantanida per l'incontro dei sensi unici opposti; il parcheggio e i vari servizi serviti (Scuola elementare, scuola materna, oratorio, cineteatro, chiesa parrocchiale, etc.) occorre che tutti siano tenuti in debito conto. Una terza ipotesi da valutare è fare l'intera via Dante ad un solo senso da via Volta a largo Croce. Ognuna delle tre ipotesi deve tenere conto del nuovo percorso dei pullman del trasporto pubblico. Il trasporto pubblico è da valorizzare e promuovere, ogni soluzione che lo penalizza è da scartare. 
  4. Sviluppo Progetto per la riqualificazione delle vie Ottolini e via L. Da Vinci. Meriterebbero una discussione specifica per l'alberatura presente e migliorare la viabilità.
  5. Sviluppo progetti per pista ciclabile interna al territorio di Origgio e per collegare ai Comuni confinanti: Saronno, Caronno Pertusella, Lainate, Cantalupo. 
Cinque punti da affrontare separatamente considerando l'insieme degli interventi, sopratutto la via Dante a senso unico, da entrambi i lati verso il centro. Dopo la discussione generale, occorre discutere i vari Progetti singolarmente; a medio termine si ponga l’obiettivo di rendere le vie di Origgio più sicure, ma lungo termine è necessario valutare soluzioni più radicali, considerare un più vasto numero di interventi, tutti con lo scopo di migliorare qualità e vivibilità del centro del paese.

giovedì 3 marzo 2016

L’ARIA CHE TIRA

L’ARIA CHE TIRA A SARONNO
Al fine di tutelare la salute dei propri cittadini, la Comunità Europea ha stabilito per il PM10, le famigerate “polveri sottili”, un limite di 50 microgrammi per metro cubo di aria, limite da non superare per più di 35 giorni all’anno.

A Saronno, nel 2015, questo limite è stato superato ben 76 volte. Tra gennaio e febbraio 2016 i superamenti sono stati 19. A fine gennaio 2016 il PM10 ha toccato i 142 microgrammi per metro cubo.

SONO DATI ESTREMAMENTE PREOCCUPANTI!
Come noto, il problema dell’inquinamento da polveri sottili è comune a tutta la pianura padana ed è quindi ragionevole pensare che vada affrontato con azioni strutturali comuni e coordinate in tutto il territorio interessato. La Regione Lombardia, l’ente che dovrebbe promuovere e coordinare tali azioni sul territorio lombardo, purtroppo su questo tema è inerte; fino ad ora ha prodotto qualche documento, ma nessuna azione concreta, nonostante medici e ricercatori continuino a lanciare allarmi per gli effetti dell’inquinamento sulla salute delle persone.
Di fronte ad una Regione che latita, molti enti locali, Milano ma anche tanti altri, hanno assunto iniziative autonome, in primo luogo perché intervenire nelle situazioni di emergenza è un preciso dovere delle
Amministrazioni, ma anche perché c’è consapevolezza del fatto che le azioni “dal basso”, intraprese a livello di singolo ente territoriale, possono contribuire alla soluzione del problema generale.
NON COSÌ È AVVENUTO A SARONNO! A parte un’ ordinanza di dubbia efficacia emessa dal Sindaco, con la quale si prescrive la temperatura massima ammissibile in abitazioni, uffici, attività commerciali… e si pone l’obbligo per gli esercizi commerciali di mantenere chiuse le porte e gli ingressi posti verso l’esterno degli edifici, niente altro è stato fatto.
La maggioranza che amministra Saronno ha anzi dichiarato di non voler prendere iniziative, se non quelle per informare la cittadinanza, e di attendere le indicazioni che la Regione vorrà dare. In particolare, l’Amministrazione Saronnese è contraria ad intervenire su una delle fonti più importanti dell’inquinamento dell’aria, ossia i mezzi di trasporto stradali.
Se da un lato è vero che i blocchi del traffico predisposti in alcuni Comuni non sembrano portare benefici immediati, è altrettanto vero che servirebbero azioni di lungo periodo tese a scoraggiare e ridurre la circolazione sulle nostre strade.
I Comuni hanno degli strumenti di intervento per ridurre la circolazione all’interno delle città, ma purtroppo l’Amministrazione Saronnese ha scelto di seguire la strada opposta.
LA VENTILATA APERTURA AL TRAFFICO DELLA ZTL, L’ANNUNCIATO RIDIMENSIONAMENTO DELLE ZONE 30 KM/H, L’ELIMINAZIONE DELLA PISTA CICLABILE DAL PROGETTO DI RISTRUTTURAZIONE DI PIAZZALE BORELLA PER FARE POSTO AI PARCHEGGI PER LE AUTO, SONO TUTTE MISURE CHE VANNO NELLA DIREZIONE DI INCENTIVARE IL TRAFFICO.
Sono scelte miopi che finiranno per danneggiare tutti i saronnesi, anche quelli che hanno votato per questa amministrazione.
Stefano Giusto
Commissione Ambiente e Sport - Saronno

Pubblicato su INPIAZZA Periodico del Partito Democratico di Saronno - Anno 18 n. 77